Nuovo fango su Arzano, sempre lo stesso giornale a tiratura nazionale che ricicla e trasporta i fatti di altri luoghi ad Arzano. Questa volta, per raccontare i fatti nell’articolo di domenica 29 aprile 2018 (e non 2016 come riportato sulla pagina, sbagliano anche le date) “Clan decapitato, nessun “vuoto”: le donne saldamente al comando” riferito alla 167 di Arzano, il collega ha riciclato 5-6 articoli vecchi di vari anni già pubblicati su altre testate. Abbiamo impiegato diverse ore per rintracciarli tutti, articoli, che quasi sempre, non riguardano Arzano.

Nell’articolo pubblicato domenica scorsa sul quotidiano napoletano, non nuovo a queste gaffe, ad un certo punto si legge: “… che iniziano a delinquere dalla prima adolescenza, concludendo spesso la loro parabola poco più che maggiorenni, a seguito di azioni sanguinarie…”, è uguale a quello pubblicato su “La Repubblica” del 31 gennaio 2017.

Un altro periodo, sempre dello stesso articolo pubblicato domenica scorsa: “Il viaggio nella “camorra social” è una discesa lenta in un inferno in cui realtà e fantasia si confondono, e i modelli da seguire passano con la velocità di un post da Totò Riina a Fidel Castro e Che Guevara…”

E’ uguale a: “Il viaggio nella “camorra social” è una discesa lenta in un inferno in cui realtà e fantasia si confondono, e i modelli da seguire passano con la velocità di un post da Totò Riina a Fidel Castro e Che Guevara”, è stato riciclato da www.repubblicanapoli.it il 6 maggio del 2016 e si riferisce al clan di Walter Mallo. Scontata l’assenza di legami con Arzano.

Non solo l’autorevole “La Repubblica” è fonte di materiale per il nuovo corrispondente da Arzano, autore del copia e incolla, anche le testate e televisioni locali gli forniscono, a loro insaputa, materiale “scottante” vecchio di almeno un paio d’anni.

L’articolo di domenica scorsa si chiudeva così: “Con il nuovo assetto organizzativo, è cambiato nel clan anche l’assetto imprenditoriale ed economico. Molte piazze di spaccio sono state chiuse perché era diventato insostenibile fronteggiare i controlli delle forze dell’ordine. Alle “sedi” fisse, il clan ha preferito affidare il traffico ai pusher “volanti” che offrono servizi a domicilio. Un’attività molto meno rischiosa e altrettanto redditizia, capace di genere introiti e di consolidare il potere criminale del clan nell’area nord, schiacciando le altre cosche entro i loro confini”.

Uguale, anche nella punteggiatura a quello pubblicato da TeleclubItalia il 18 novembre 2016, “Con il nuovo assetto organizzativo, è cambiato nel clan anche l’assetto imprenditoriale ed economico. Molte piazze di spaccio sono state chiuse perché era diventato insostenibile fronteggiare i controlli delle forze dell’ordine. Alle “sedi” fisse, il clan ha preferito affidare il traffico ai pusher “volanti” che offrono servizi a domicilio. Un’attività molto meno rischiosa e altrettanto redditizia, capace di genere introiti e di consolidare il potere criminale del clan nell’area nord, schiacciando le altre cosche entro i loro confini”.

Fango gettato a piene mani su Arzano, lo ripetiamo spesso, la nostra città non è la Svizzera, ma neanche la “Gomorra” che si vuole far apparire. A chi giova questo?

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