La dizione giusta è “Anno giubilare” o “Anno Santo” che la Chiesa celebra dal 1300. In origine la cadenza era ogni 100 anni, ma già dal 1450 diventò venticinquennale, in modo da permettere ad ogni generazione di beneficiarne. La bolla istitutiva del primo giubileo a firma di Bonifacio viii, dispose che chiunque, dopo essersi pentito e aver confessato i peccati, avesse fatto visita alla basilica di S. Pietro, avrebbe ottenuto la totale remissione delle pene del purgatorio.

Presso gli ebrei, già dai tempi antichi, vi era l’uso dell’anno sabbatico, che in pratica era l’ultimo anno di un periodo di sette durante il quale si applicava una speciale legislazione che mirava a concede agli uomini e alla terra un periodo di riposo, in modo da potersi rigenerare.

Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: «Quando entrerete nella terra che io vi do, la terra farà il riposo del sabato in onore del Signore: per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore. Non seminerai il tuo campo, non poterai la tua vigna. Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dopo la tua mietitura e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra. Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e all’ospite che si troverà presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nella tua terra servirà di nutrimento quanto essa produrrà.
Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra.
Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è un giubileo: esso sarà per voi santo; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. (Lv 25, 1-12).

Le leggi contenute nel capitolo 25 affermano il dominio assoluto di Dio sulla Terra promessa, come di tutto il mondo; l’uomo è solo di passaggio e acquisisce solo il diritto di usufruirne: ecco perché il suolo stesso osserverà il riposo del sabato. Nel prosieguo del racconto biblico è indicato il condono dei debiti e la liberazione degli schiavi ebrei. Bisogna dire che questa legislazione non è stata mai osservata, i profeti, infatti, inveiscono spesso contro i capi e i magistrati che calpestano queste leggi.

Trasferito sul piano spirituale, l’Anno santo o giubilare della Chiesa dà periodicamente ai cristiani l’occasione di un condono dei loro debiti verso Dio.

Il Giubileo è fondamentalmente un viaggio: esteriore ed interiore. Esteriore perché bisogna recarsi fisicamente nei luoghi preposti per ricevere il perdono; interiore perché l’attraversare della porta, dietro il Pontefice, è varcare lo spazio andando dal profano al sacro, lasciare dietro il mondo dei peccati per ritrovarsi nello spazio sacro mondati perché penitenti e desiderosi del perdono divino. Il Giubileo di ognuno di noi è l’andare oltre, avere la forza di oltrepassare la soglia, andare al di là e ritrovarsi con il divino, in compagnia di altri fratelli che vivono con noi la gioia della grazia divina che dona leggerezza perché siamo liberati dal peso dei peccati. L’ingresso fisico nello spazio sacro è il preludio dell’ingresso dell’anima nel Paradiso celeste. Fuori il vociare indecifrabile, oltre la soglia, dentro la Chiesa, cantiamo in coro intonando la melodia perfetta.

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