Cristo, pensosopalpito,

Astro incarnato nell’umane tenebre,

Fratello che t’immoli

Perennemente per riedificare

Umanamente l’uomo,

Santo, Santo che soffri,

Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,

Santo, Santo che soffri,

Per liberare dalla morte i morti

E sorreggere noi infelici vivi,

D’un pianto solo mio non piango più,

Ecco Ti chiamo, Santo,

Santo, Santo che soffri.

(Giuseppe Ungaretti, Mio fiume anche tu)

La grotta che, anche quest’anno, è al centro della rappresentazione, in basso nel mezzo, è il centro del tempo, l’origine dell’avventura umana di Dio fra gli uomini. Il venire ad abitare come uomo in mezzo agli uomini, mette in modo un mondo nuovo. Il Bambino ricrea il mondo, lo fa nuovo, come l’alleanza è nuova. Il nostro presepe nella sua staticità rappresenta il mondo intero, il creato intero, non fermo ma in continuo divenire: i pastorari napoletani aggiungo sempre nuovi personaggi, rendendo sempre nuova e attuale la rappresentazione, come a dirci che tutto il mondo è lì.

L’Antico Testamento racconta della presenza di Dio “in voce”, il Bambino dà concretezza alla parola: come si legge nel prologo del Vangelo di Giovanni «la Parola divenne carne». Parola che attraverso la carnalità di Gesù ci rivela Dio Padre, ci ricrea, ci salva per sempre. La “residenza” che prende Gesù in terra è definitiva (“Ecco, io sono con voi ogni giorno, fino alla fine del mondo”, Mt 28,20).

Ho titolato “La grotta della Misericordia” questa riflessione perché nell’incarnazione c’è tutta la Misericordia di Dio in Gesù. Quella grotta si apre al mondo come la porta santa. La luce che squarcia il buio dei cuori dei peccatori è l’infinita Misericordia di Dio. Come i pastori fecero allora, anche a noi tocca di andare a vedere. Essere capaci di incamminarci per incontrare Gesù. Non necessariamente dobbiamo essere rappresentati sulla scena, ci basta sentirci appartenenti all’umanità, non osservatori e visionari. La rivoluzione della Buona Novella del Bambino Gesù è proprio l’esaltazione degli ultimi, degli umili (vedi le beatitudini). Incamminiamoci, il buio è stato squarciato per sempre, durante il percorso verso la luminosa grotta non saremo più soli, ci basta il desiderio di ricevere la Misericordia di Dio per ritrovarci ad ammirare il Bambino che allarga le braccia per accogliere tutti quelli che a lui sono venuti.

I 180 i versetti che riguardano la nascita di Gesù non mi sembrano tanti, poche pagine che sono state sempre fraintese come se i destinatari fossero i bambini. Quelle pagine sono state trasformate come se fossero solo un racconto leggero adatto ai bambini. Siccome, poi, il protagonista è un “bambino”, quale scusa migliore per farla diventare “la festa” dei bambini. Come sempre il mio invito è andare a leggere, magari con più attenzione, quelle pagine e magari esaltarci come André Gide che ha scritto: «Signore, non perché mi sia stato detto che tu eri figlio di Dio ascolto la tua parola; ma la tua parola è bella al di sopra di ogni parola umana, e da questo io riconosco che sei figlio di Dio».

Giovanni Bevilacqua

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