Si chiama Giuseppe De Rosa, e a breve compirà 18 anni. Frequenta il liceo Scientifico Giordano Bruno di cui è anche il rappresentante d’Istituto. Lo studio occupa la maggior parte del suo tempo, ma riesce da sempre a trovare spazio per quella che è la sua più grande passione: la musica. Ha girato le scene del suo videoclip all’interno della “Tela di Penelope”: “PATHOS, il mio primo brano uscito oggi, martedì 28 febbraio. Pathos è uno dei miei brani preferiti e l’unico pubblicato fino adesso. L’intento è quello di generare un complesso di emozioni nel cuore di chi ascolta, da qui il nome greco Pathos, ovvero la capacità di suscitare intense emozioni. Uno dei temi trattati dal brano è quello dell’abbandono, ripreso nel video attraverso splendide riprese realizzate da Vincenzo Tizzano, un giovane, ma con grande esperienza, fotografo arzanese”.
Il suo incontro con la musica è avvenuta per caso: “Nonostante avessi un pianoforte dalla nascita non avevo mai fatto caso a lui fin quando, circa sette anni fa, mi ritrovai per puro scambio a casa di mio cugino. Lui,che a stento lo suonava, risuonò una canzone : Clocks dei Coldplay. Ricordo quel momento come se fosse ieri, rimasi incantato all’ascolto di quelle note e decisi che avrei dovuto imparare anche io, proprio come lui. Imparai in fretta, YouTube mi fece da supporter con i suoi tutorial. Due anni dopo decisi di iscrivermi ad una scuola di musica, studiai per un paio di mesi ma l’interesse andò scemando sempre più, fin quando decisi di dedicarmi al piano in modo disinteressato e senza impegno. Quello era il modo per dedicare tutto me stesso alla musica, senza vincoli o restrizioni, ora c’eravamo io e il piano, niente più. Così iniziai a caricare periodicamente dei video su Ask.fm in cui mi esibivo, alla gente sembrava piacere e così iniziai a caricarli anche su Facebook ottenendo, nel mio piccolo, risultati mai sperati. L’anno scorso ho partecipato ai Casting di Italia’s got talent ma sfortunatamente la chiavetta USB su cui avevo caricato il video di una mia cover si bloccò, rimanendo solo davanti ai giudici e senza niente da mostrargli. Ormai sono anni che carico cover su Facebook, lo faccio perché mi piace e piace a chi mi segue, tuttavia quando sono solo al piano suono ciò che è mio e non di altri autori. Ho deciso, quindi, di rendere pubblico qualcosa di mio e quindi una parte di me con PATHOS. Se c’é una cosa che amo della musica é che ha un linguaggio unico ma universale, semplice ma deciso, ma soprattutto adoro che sia formato solo da belle parole che non ti possano ferire in nessun modo. Io suono, lo faccio perché mi è naturale, perché è ciò che sono e perchè senza il quale non potrei essere altrimenti. Adoro sfiorare i tasti, passeggiare lentamente tra di essi e poi danzarci sopra.
Voglio suonare emozioni, coinvolgere, commuovere, colpire, tranquillizzare, far trapelare ciò che sento e che voglio trasmettere, una conciliazione senza barriere tra chi suona e chi ascolta. Non voglio essere nessuno perché so di non essere nessuno, suono perchè è il modo più chiaro per esprimermi, perché ho bisogno di mille tasti e non di mille parole, perché c’è chi mi ascolta e mi apprezza per ciò che sono veramente”.

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