Se la grande stampa trasporta una parte malata della Calabria ad Arzano, siamo rovinati. Lo confessiamo, dopo l’articolo su Arzano apparso ieri su un noto quotidiano napoletano a tiratura nazionale, volevamo investire del problema un nostro legale, per tutelare la nostra credibilità e la nostra professionalità di piccoli, minuscoli redattori di un piccolissimo mensile. Ad un certo punto dell’articolo, il collega, scusateci la presunzione, scrive: “Così i giornalisti che non si adeguano …”. Quindi, abbiamo dedotto che noi, mai minacciati, ci saremmo adeguati. Stamattina, prima di chiamare il nostro legale e raccontargli tutto, abbiamo fatto una rapida ricerca su Google, è bastato inserire una sola frase dell’articolo e siamo stati trasportati in Calabria. L’articolo, apparso ieri sul noto quotidiano napoletano a tiratura nazionale, è stato “prelevato” per lunghissimi tratti, da un’inchiesta per La Repubblica del grande giornalista Giuseppe D’Avanzo sulla mafia calabrese del lontano 2011.(http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/30/news/primissima_riga_seconda_riga-19802756/).

Quindi, non eravamo noi i giornalisti “che non si adeguano”, ma erano quelli calabresi. Meno male, ci siamo fatti una grande risata e abbiamo risparmiato anche qualcosa di soldi per il nostro legale.

Non è la prima volta che accade una cosa del genere. Qualche estate fa, sempre sul noto quotidiano napoletano a tiratura nazionale, un articolo di un giovane giornalista casertano sulla camorra della terra dei mazzoni, che aveva vinto il premio “Amato Lamberti” era stato  “prelevato e adattato” alla realtà arzanese.

Arzano non è la Svizzera, ha moltissimi problemi  di criminalità, qulcuno in più di tante altre cittadine dell’hinterland napoletano, ma manipolare gli articoli, per farla diventare come quella piccola parte malata della Calabria raccontata da Giuseppe D’Avanzo, non è giusto.

 

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