(di Giovanni Bevilacqua) Avere 40 anni. Per un giornale locale è una sorta di record. Sembra ieri, quando Salvatore, l’ideatore de La Voce, vedeva per primo la carta che da bianca riusciva a trasportare il nero dello scritto di quei primi timidi redattori. Un tempo prossimo che adesso si potrebbe già chiamare storia. La Voce compie questo mese 40 anni, è necessario farne memoria per chi l’ha pensato, per tutti quelli che nel tempo vi hanno collaborato, ma anche per quelli che ne portano ancora avanti il progetto originario e sperano di poterlo affidare in altre mani frenetiche che, come è stato per il fondatore, non si arrenderanno mai.

Un compleanno è sempre una sorta di traguardo. Quando si tratta di un giornale il traguardo non è mai un punto di arrivo. Firme varie hanno trovato spazio sui pochi fogli che ogni mese ancora raccontano la vita della nostra Comunità. Tanti sono stati coloro che, scrivendo, hanno fatto crescere e fatto amare il giornale. Illuminante poter sfogliare quelle vecchie pagine. Nei giorni scorsi mi è capitato di soffermarmi sul primo numero del 2000. La prima pagina non riportava nessuna cronaca locale ma era completamente dedicata al nuovo millennio che si apriva. Persino l’uscita era stata ritardata per far comparire la data del primo gennaio 2000. Ciò che più mi ha colpito, però, sono state le tre firme che comparivano sotto quelle che erano le riflessioni sull’apertura del nuovo millennio. La prima era dell’arcivescovo Luigi Diligenza, la seconda di Giuseppe Maglione e la terza di Ercole Capuozzo, questi ultimi due regolari firme del giornale.

Nessuna nostalgia, i nostalgici sono coloro che non hanno vissuto quel tempo passato. Aprire quelle vecchie pagine è come aprire una stanza della memoria, perché questo è il compito di un giornale, per quanto modesto come La Voce: quelle pagine più ingialliscono e più diventano preziose. 30 novembre 1980, era una domenica, solo quattro pagine di un “giornale” che era poco più grande di un foglio A4. Voleva essere soprattutto La Voce della comunità parrocchiale S. Agrippino. Il primo articolo, infatti, a firma di Padre Angelo riguardava L’Avvento. Nessuno di quelli che diedero vita a quel foglio avrebbero mai pensato che avrebbe avuto tanta vita. Tanti i componenti della Comunità che distribuivano le copie fuori delle nostre chiese, oggi continuano a leggerlo. A fine mese, quando stringono tra le mani la nuova copia, ricordano con orgoglio di aver contribuito a farlo arrivare fin qui. Grazie incondizionato anche a tutti quelli che ancora oggi pensano a porgerlo con passione ai tanti che vogliono leggerlo. Grazie ai tanti lettori e, soprattutto, a quelli che con la loro generosità ne permettono la stampa.

Le pagine di un giornale (qualunque giornale) sono preziose per quelli che ricordano e raccontano e per quelli che non ricordano ma hanno voglia di ricordare per raccontare. A questo servono i vecchi, uomini o giornali che siano: che grande potere contengono, entrambi hanno accumulato conoscenza che deve essere patrimonio delle generazioni che ad essi seguono: più durano e più riempiono quella stanza della memoria, necessario nutrimento per tutti quelli che vogliono capire il presente.

Ogni giornale è necessario per la crescita di una comunità. Le pagine di ogni giornale sono il luogo della discussione, la piazza dove gridare o incontrarsi, la strada da percorrere anche in senso contrario, in uno l’occasione per crescere e farsi ascoltare. Ogni scritto non cerca ragione, ma vuole provocare le ragioni di tutti affinché discutendo trovino il compromesso giusto per la crescita sociale.

Auguri! Auguri! Auguri!

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