A proposito delle elezioni comunali che si celebreranno nel prossimo autunno, si sta assistendo nel nostro paese ad una ricerca dell’unità politica come se fosse la meta di una “caccia al tesoro”. Di solito, però, nella caccia al tesoro ai gareggianti si danno degli indizi o degli indovinelli, e i più bravi e capaci riescono con successo alla soluzione dell’enigma.

Qui, ad Arzano, cerco, dal mio angolo visuale, di analizzare la situazione attuale e quella prospettica, che non sembrano portare, per il momento, al “tesoro”.

Tutti si riempiono la bocca di voler arrivare all’unità. Dopo tanti anni di commissariamento è necessario che ci sia unità, dicono molti esponenti politici locali. Dopo tutto quello che è successo negli ultimi venti anni è fondamentale essere uniti per amministrare Arzano, dicono tanti cittadini.

Ma che cos’è l’unità? Ma si arriva all’unità? Cosa bisogna fare per “santificare” l’unità?

Provo in sintesi a spiegarlo.

Il panorama politico locale, allo stato attuale, è anomalo e non rassicurante per i cittadini. Come è composto? Sembrerebbe che ci sia una destra rappresentata da FDI che vuole stare da sola; un centro-destra che si sta formando con alcune liste civiche “orientate” verso i valori che esprimono la LEGA, FORZA ITALIA e altre sensibilità anti-Europa; un centro-sinistra in via di formazione con liste civiche che si rivedono nei valori del cattolicesimo, del mondo delle professioni e della società solidale rappresentate da NUOVE GENERAZIONI e altre associazioni. Una sinistra che non ha ancora preso una posizione esplicita di partecipare alla competizione elettorale. E il PD? E il M5S? Questi ultimi partiti, a livello locale, sembrano avere grandi difficoltà. Le tensioni e i loro dibattiti interni sembrano più un freno che un’opportunità politica concreta. Poi ci sono i “rimasugli” vari che in attesa di una composizione politica, convincente e vincente, si siederanno qualche giorno prima al loro fianco per cercare di vincere le elezioni. E la tanto sperata unità che “volto” avrebbe?

Ecco che non vedo passi avanti per arrivare all’unità politica, ma solo consolidamenti di posizioni personali da “tifosi” che non portano da nessuna parte. Anzi, se Arzano non vuole conseguire ulteriori primati negativi da danneggiare città e cittadini, i portatori di interessi (stakeholder, fatemi passare il vezzo) “in campo” e “fuori dal campo” devono fare tutto quanto rientri nella loro disponibilità per essere protagonisti alla realizzazione di un’unità, reale e concreta, non solo di facciata o per interposte persone.

Ma cosa bisognerebbe fare?

Già da molti mesi, anche prima dell’arrivo di Draghi, si era detto (anch’io l’ho detto pubblicamente) che sarebbe stato opportuno riportare anche ad Arzano lo schema (o il modello) del governo di salute pubblica nazionale o del governo regionale della Campania.

La prima ipotesi ovvero che PD, M5S, Italia Viva e Articolo Uno iniziassero a costruire un tavolo politico per la futura alleanza elettorale locale. Ad oggi, tranne alcuni incontri senza riscontri, la situazione non è cambiata. Resto della stessa idea ancora oggi. Sarebbe auspicabile che i rappresentanti dei due partiti maggiori chiarissero le loro posizioni in un tempo brevissimo per consentire di costruire, partendo da loro due per poi allargare alle liste civiche presenti e future, una fattibile alleanza elettorale di centro-sinistra e potersi presentare ai cittadini con una visione sostenibile e potenzialmente vincente.

La seconda ipotesi, invece, più difficile da realizzare per mancanza di una leadership politica forte a livello locale (come De Luca, per intenderci) intorno al quale costruire l’alleanza elettorale e perché il M5S, in Regione, è stata messo all’opposizione dagli elettori campani.

Allora l’unità è davvero il tesoro da cercare? O forse i ricercatori non cercano il tesoro unitario?

Spesso si sente udire dai ricercatori politici che l’unità politica è necessaria “per il bene del paese”, dove Paese sembrerebbe più il cognome inciso nelle targhette fissate sulle porte delle abitazioni di ciascun partecipante al tavolo che la città di Arzano con la sua grande comunità di donne, uomini e istituzioni.

Il grande assente nel dibattito politico locale è proprio il futuro della città. Città dalle mille difficoltà sociali ed economiche, città carente di molti servizi – l’elenco sarebbe infinito, ma i cittadini lo conoscono bene e meglio di chiunque perché lo subiscono ogni santo giorno -, ma nello stesso tempo una città che rivendica la sua dignità. La città vuole essere libera, vuole essere amministrata non solo istituzionalmente ma anche in funzione delle reali e mutate esigenze dei suoi cittadini. Già la città soffre per le incapacità o le miopie amministrative dei precedenti governi locali, ma anche per le inerzie, le omissioni e le scarse capacità dell’apparato burocratico e funzionale dell’Ente comunale, che ha le sue giustificazioni nella carenza di personale. Quindi, con rispetto, un suggerimento ai competitor elettorali sarebbe quello di poter liberamente dire che, se necessario e consentito dalle leggi, lo strumento dell’outsourcing non è una minaccia ma un’opportunità da poter cogliere. La città ha perso molte occasioni negli ultimi anni di poter accedere ai finanziamenti pubblici ad ogni livello, e questo non è sempre colpa della politica. Ciò non è più consentito, non è più rinviabile. Tutti devono cercare di non far perdere più occasioni di finanziamenti per portare servizi e risorse sul nostro territorio.

Quindi un invito a tutti. Per dare vitalità alla città, per la rinascita e il riscatto sociale ed economico, per essere protagonista positiva, per essere un giusto e valido interlocutore con altri ambienti e a tutti i livelli sia istituzionali che produttivi, forse il “tesoro” è da ricercare nel PNRR. Ed è proprio questo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) che potrebbe essere il pilastro su cui tutte le forze politiche locali potrebbero trovare la base su cui poggiare e convergere la costruenda unità politica sperata.     

Salvatore Borreale

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