Diario

(di Giovanni Bevilacqua)

1 maggio 2020. Cinquantatreesimo giorno. Spero che ognuno abbia una causa per cui lottare. È proprio quella causa a dare valore ai nostri gesti, al nostro essere nel mondo. Stasera, nonostante tutto, ci sarà, – solo in televisione – il concerto del 1° maggio. La musica è da sempre fattore identitario. Ogni cultura trova le sue armonie musicali, ogni popolo accompagna con la musica i momenti topici del vivere. Mentre scrivo mi faccio accompagnare dalla musica.

Stiamo per riprenderci – non tutto e non subito – gli spazi fuori di casa. Ho passeggiato, nel primo pomeriggio, in lungo e in largo nel nostro “centro storico”. Ho voluto fissare ancora una volta il vuoto delle strade; fissato con gli occhi e fotografandolo. Le strade che ho percorso erano molto più vuote delle altre volte. Alla strada mancano le persone, manchiamo noi. Mancano le voci di persone che chiamano altre persone: lo spazio vuoto non ha senso. Lo spazio ha senso se è percorso, camminato. Come per la luce che taglia il buio, tra qualche giorno scenderemo a riempire di nomi il vuoto della strada: ogni nome (ogni uomo) taglia il vuoto che oggi prevale.

A domani

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