Diario

(di Giovanni Bevilacqua)

20 marzo 2020. Undicesimo giorno. Un sussulto. Da non credere, ma mi batteva il cuore. Dopo diversi giorni ho udito il suono del mio campanello. Quasi non lo riconoscevo. Sono rimasto per diversi secondi incredulo. Quando mi sono deciso a guardare dallo spioncino, ero così emozionato che mi è venuto da dire: Pronto! Mi sono ripreso subito, non era mica il telefono. Ho chiesto chi fosse, difficile al buio riconoscere quello che poi si è palesato essere il dirimpettaio. Ho aperto in modo circospetto (cosa che non mi accade mai), l’ho riconosciuto appena (aveva il volto coperto dalla mascherina). Devo confessare che sono rimasto sorpreso e alquanto felice. Mi ha detto che di qualunque cosa avessi bisogno avrei potuto bussare e chiedere. Quanta diversità rispetto alla storia che vi ho raccontato ieri: scontro tra muscoli e umanità, tra menefreghismo e altruismo. Quelli di cultura descrivono questo momento come se fossimo in guerra. Una guerra non dichiarata e contro un nemico invisibile. Proviamo a bussare il campanello del dirimpettaio, vuoi vedere che come noi aspetta di ascoltarne il suono. Ci stiamo immergendo in un silenzio e in una solitudine che può solo farci male. Non guardiamo solo la televisione, impariamo a riconoscere anche il vicino, quello che abita di fronte. Oggi alle undici eravamo invitati a sventolare bandiere e ritrovarci in musica. Sono rimasto deluso, ho messo fuori la radio a tutto volume ma le persone sono rimaste nelle loro case. Abbiamo già perso la speranza?

A domani

Condividi