Riflessione sul sistema partecipativo dei cittadini. Un tema attualissimo in queste ore

Abbiamo assistito nei mesi scorsi ad una successione alternante di dimissioni e rientri del sindaco, che quanto meno ci ha lasciati perplessi.

Ora un’altra notizia poco confortante: l’insediamento della commissione di accesso al Comune.

Non voglio addentrarmi nei meandri delle motivazioni che hanno potuto provocare l’intervento della commissione di accesso. Certo, viene da concludere che oggi amministrare la nostra città se non impossibile, è molto difficile.

Ci troviamo di fronte all’implosione di questo sistema democratico, che più che democratico possiamo definire anarchico, dove vige quasi esclusivamente la lotta di tutti contro tutti, senza punti di riferimento o persone carismatiche, di partiti coagulanti.

Le riforme elettorali che si sono succedute negli ultimi decenni non hanno fatto altro che accentuare la dimensione anarchica del nostro sistema politico-sociale. Con la conseguenza che tutte le istituzioni sono in lotta tra di loro: prefetture contro amministrazioni, politici contro magistrati, stampa troppo propensa allo scandalismo, partiti in lotta tra di loro e all’interno di se stessi. Come vorrei non fosse vera la frase riportatami di uno dello staff commissariale che affermava, che l’amministrazione da eleggere sarebbe durata poco, perchè presto sarebbero ritornati loro.

È una descrizione pessimistica?  Direi piuttosto realistica, se consideriamo la crisi delle istituzioni che non sono in grado di contrastare la sete di potere presente a tutti i livelli.

E di certo poi l’anarchia dominante incoraggia la corruzione che sola consente di raggiungere, egoisticamente, risultati concreti personali.

In questo clima assistiamo ad una continua alternanza tra amministrazioni evanescenti e commissariamenti prefettizi che non risolvono i problemi della città.

La possibilità di un cambiamento in meglio a breve scadenza non si prospetta all’ orizzonte.

Manca nella maggior parte dei cittadini arzanesi la cultura del bene comune. La gran parte di essi vuole candidarsi non per il desiderio di interessarsi delle sorti del paese, ma per occupare un posto alla tavola del potere e avere la possibilità di scorciatoie per la soluzione di problemi personali.

In questa ottica alle elezioni amministrative si presenta un numero incontrollato di liste con candidati adatti per tutte le stagioni; coalizioni preoccupate unicamente di captare quanti più voti possibile, con un numero indiscriminato di liste (4, 5, 6, 7) con il risultato che per il sindaco eletto riesce impossibile amministrare, impotente ad accontentare i rappresentanti di tante liste.

Allora non c’è speranza?

Se almeno, in attesa di riforme serie che garantiscano la governabilità per la soluzione dei problemi, riuscissimo prima delle prossime elezioni amministrative a stipulare un patto sociale tra tutte le forze arzanesi per scongiurare quanto su esposto ed evitare, così, la fuga dalla politica di persone preparate e responsabili! Si aprirebbero, così, nuovi spiragli per guardare con più fiducia al futuro.

Un punto di discussione potrebbe riguardare, per esempio, il numero massimo di liste in appoggio ai candidati sindaci, secondo il mio modesto parere non più di due, per non cadere, una volta eletti, nell’impossibilità di amministrare. Attendo risposte e contributi alla mia provocazione.

                                                                                              Don Giuseppe Abate

da “La Voce di Arzano” edizione cartacea del 27 gennaio 2019

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