(di Giovanni Bevilacqua) Nel luglio del 2019 documentammo la caduta di questo muro (IL MURO, THE WALL, era caduto nel 1989). Oggi vediamo i lavori di messa in sicurezza di questo che è il muro di cinta della scuola elementare in fondo a Via Galilei Ferraris: Istituto Comprensivo Arzano1 Don Milani – Ariosto. Era caduto a seguito di un forte acquazzone e si era abbattuto su un tratto di strada che è sbarrato e quindi non ostacola il passaggio di persone, tantomeno di mezzi. Non sappiamo il motivo dell’inaccessibilità da quel lato: forse i residenti del luogo non desiderano essere infastiditi dal passaggio di BAMBINI CHE VANNO A SCUOLA.

Già dopo l’Unità d’Italia si volle che la scuola diventasse pubblica, perché pubblico doveva essere la preoccupazione di costruire il futuro della nazione. Bisognava che si preparassero dei maestri e dei docenti laici. Gli insegnanti, fino a quel momento erano soprattutto chierici, precipuo era l’insegnamento religioso. Nonostante tutto, abbiamo avuto menti illuminate che guardavano al futuro e furono capaci di rendere meno clericale l’insegnamento nelle scuole.

Quelli che insistettero, e realizzarono a fatica, strutture che fossero in grado di avere persone che dopo qualche anno sarebbero state in grado di gestire la Cosa pubblica, di costruire strade, ponti, palazzi. Di saper organizzare ospedali per il ricovero dei malati, che fosse in grado di gestire la finanza, non solo pubblica. LA SCUOLA insomma. È occorso più di un anno per riparare qualche metro di muro caduto.

Cosa doveva proteggere mai quel MURO? Non abbiamo indagato se quella rovina abbia causato ulteriori danni all’interno dell’Istituto, di sicuro ha contribuito ad accumulare ulteriore rancori da parte nostra contro le istituzioni. Temiamo che i reggenti la cosa pubblica abbiano bisogno di ritornare tra i banchi di una scuola per essere poi capaci di capire che ogni SCUOLA serve al futuro di tutti noi, ogni scuola va protetta, accudita, resa accogliente. Il futuro si costruisce oggi e in modo appassionato, altrimenti continueremo a piangere morti che muoiono per la caduta di ponti e non solo.

Giovanni Bevilacqua

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