Diario / 43 giorno

(di Giovanni Bevilacqua)

21 aprile 2020. Quarantatreesimo giorno. Gridano da ogni dove, che siamo una comunità.
Anche la pubblicità è cambiata, si è adeguata: si è accorta che, poi, siamo una comunità fatta di solitudini.
Dobbiamo essere concreti, dobbiamo dircelo senza nascondimenti, che non sappiamo bene quello che potremmo diventare. Sicuramente non somiglierà a niente di quello che siamo stati. Impossibile sapere come avremmo potuto essere, se non fossimo stati sottoposti a questa prova (di cui non ne sentivamo la necessità). Resta che non dobbiamo abbandonarci e lasciar fare al tempo. Dobbiamo avere cura di noi (per esempio non
rimanere in pigiama tutto il giorno), impegnare la mente. Tenere impegnato il cervello, leggere e imparare una cosa nuova ogni giorno: rimedio alla nostra stupidità oltre che rimedio contro l’invecchiamento. Dobbiamo, come dicono gli esperti, pensare al cervello come ad un muscolo. Facciamo esercizi muscolari, aggiungiamo anche esercizi mentali.
Fossero anche solo storie, statene tranquilli sono capaci di tenervi compagnia. Ecco, allora, la “comunità”, è il sentimento condiviso con lo scrittore e con gli altri lettori, che stanno tenendo aperto quel libro, anche se sono lontani da me. Un caro amico, più lettore di me, mi chiama continuamente durante il giorno: mettiamo a confronto continuo le nostre
conoscenze, le nostre letture. È uno scambio proficuo per entrambi, è una sana “scusa” per tenerci compagnia.

A domani

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