Diario

(di Giovanni Bevilacqua)

26 aprile 2020. Quarantottesimo giorno. «La poesia agisce secondo la sua necessaria dinamica, che è quella di distruggere la lettera per ripristinare ed espandere lo spirito». Sono parole di Mario Luzi, l’autore della poesia di oggi. La poesia, come amava ripetere, finiva un attimo prima della preghiera, a significazione dell’alto “rango” che assegnava a questo genere di comunicazione. Mario Luzi era fiorentino. Nacque nel 1914 e morì il 28 febbraio del 2005. Nel 1999 scrisse, per Giovanni Paolo II, una “Via Crucis” sicuramente degna della fama che l’accompagna.

Vorrei arrivare al varco

Vorrei arrivare al varco

con pochi essenziali bagagli

liberato da molti inutili,

inerziali pesi e zavorre

di cui l’epoca tragica e fatua

ci ha sovraccaricato, noi uomini.

E vorrei passare questa soglia

sostenuto da poche,

sostanziali acquisizioni

di scienza e di pensiero

e dalle immagini irrevocabili

per intensità e bellezza

che sono rimaste

come retaggio.

Occorre, credo, una liberazione,

una specie di rogo purificatorio

del vaniloquio

cui ci siamo abbandonati

e del quale ci siamo compiaciuti.

Il bulbo della speranza

che ora è occultato sotto il suolo

ingombro di macerie

non muoia,

in attesa di fiorire

alla prima primavera.

A domani

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