(di Andrea Bianco) Le commissioni consiliari, in quanto articolazioni del consiglio comunale, sono strumenti fondamentali per la vita democratica di una comunità. La loro funzione è per certi versi simile ad una riunione di condominio. Si analizzano i problemi, si stabiliscono le priorità, si presentano proposte, si fissano obiettivi e soprattutto si sviluppa un confronto tra idee e persone differenti. Siccome, diversamente dal consiglio comunale, nelle commissioni la cittadinanza può proporre dei temi di discussione, e prendere anche la parola, secondo criteri stabiliti, appare lampante come un buon funzionamento di tali organi possa essere un’opportunità di partecipazione dell’intera collettività.

Se la proporzionalità della loro composizione, per quanto ostica e tecnica, definisce gli equilibri tra le forze politiche, il loro “corretto” funzionamento specifica lo stile democratico della politica rispetto alla cittadinanza.

Nelle ultime due consiliature arzanesi, 2010 e 2017, si è verificato il problema del corretto rapporto di rappresentanza tra le formazioni elette, sia di una parte della maggioranza che dell’opposizione. In pratica, come accaduto anche per queste ultime elezioni, quando si verifica che il numero di liste sia superiore ai seggi disponibili in ciascuna commissione, applicando il regolamento, gioco forza non tutte le parti politiche possono essere rappresentate equamente nelle stesse.

Appare ovvio che una modifica regolamentare dovrà necessariamente essere adottata – ad esempio, si potrebbe praticare la riduzione del numero totale delle commissioni (basti pensare che il comune di Casoria ne ha soltanto cinque, Arzano sette) e aumentare i seggi parziali – ed è opportuno ricordare che la questione è stata affrontata da pareri ministeriali e sentenze amministrative, tra cui la pronuncia del Consiglio di Stato, n.04323 del 14 aprile 2010, “il criterio di proporzionalità…non può prescindere dalla presenza in ciascuna Commissione permanente di almeno un rappresentante di ciascun gruppo consiliare.”

Questo tema apparentemente tecnico in realtà, come già detto, è altrettanto importante a livello politico, poiché strettamente legato alla partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale. Il professore Renato Briganti, docente di economia e diritto della Federico II, in un suo articolo ha scritto, “si pensi ad un diagramma con quattro lati. Un lato è l’individualismo che porta a risolvere i problemi da sé, soltanto se toccano direttamente il proprio interesse personale; un altro lato è la cultura della delega che facilmente degenera in metodi clientelari o corrotti; un altro ancora è la cittadinanza esercitata soltanto al momento del voto che ha generato una “casta” che fa il proprio interesse e non si cura del bene comune. L’ultimo lato è costituito da tutte le pratiche della democrazia della partecipazione.

Quest’ultima costituisce quella reazione delle minoranze creative che stanno emergendo dal momento buio che stiamo vivendo, e si stanno inventando una via di uscita pacifica e non violenta alla crisi delle istituzioni e dell’economia”

Appare chiaro che le commissioni se equamente composte, giustamente proporzionate rispetto al peso consiliare delle forze politiche, correttamente pubblicate sull’albo pretorio, puntualmente diffuse sul web via streaming e convocate coinvolgendo i rappresentanti civici territoriali (di associazioni, comitati, consulte, soggetti sociali, ecc.)  possano essere una risposta alla pericolosa crisi di voto – confermata anche nelle ultime elezioni amministrative (si ricorda che ad Arzano ha votato solo il 53% degli elettori) – e più in generale a quelle forme egoistiche elencate dal professore Briganti.

Pertanto è opportuno sottolineare il ruolo strategico che possono giocare i presidenti nel funzionamento delle stesse. Le capacità di proporre e aggregare devono essere i requisiti fondamentali dell’azione politica di questi ultimi e vanno posti a valle di qualsiasi scelta che voglia individuare i candidati più idonei.

Allo stesso tempo sarebbe molto utile che per la scelta in questione, quel sentiero inaugurato nel 2017 con la prima Sindaca donna – e che oggi vede nuovamente una Sindaca al governo e in più una consigliera alla Presidenza del consiglio comunale – continuasse ad essere tracciato e fatto proprio dalla maggioranza, in primis, con il rispetto della cosiddetta “quota rosa”.

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