(di ANDREA BIANCO) Ora che è stata ufficializzata la nuova  giunta comunale, a cui è doveroso augurare l’auspicio di un proficuo lavoro, Arzano aspetta la prima seduta del consiglio comunale, primo tassello istituzionale per il ritorno della democrazia reale.

Purtroppo a causa dei noti limiti logistici e tecnici, anche per questa prima fase consiliare, molto probabilmente si assisterà ad un evento riservato a poche persone che ben poco avrà di sostanziale democrazia e partecipazione.

Prendendo a prestito le parole del buon Gaber, “la libertà è partecipazione”, sarebbe da ritenersi dovere della comunità politica fare ogni sforzo per rendere i cittadini partecipi ai fondamentali processi istituzionali e sociali della politica. 

Durante il periodo elettorale spesso abbiamo ascoltato l’appello ad un voto libero e incondizionato, ma la libertà del voto può limitarsi ad uno slogan di comodo, se non va fatta  maturare con un processo di continua informazione e avvicinamento ai processi politici. Perché solo in questo modo tale libertà può diventare coscienza ed esprimersi nel senso pieno del termine.

Per tanto la questione ha carattere di primaria importanza, e le parole del politologo Giacomo Sani sono inequivocabili in tal senso, “da qualunque punto di vista lo si guardi, è evidente che quello della partecipazione dei cittadini alla vita politica è un tema di notevole importanza, perché dalla natura del rapporto tra cittadini, gruppi e istituzioni politiche che caratterizza un sistema politico dipende, in ultima analisi, la qualità stessa della democrazia.”

Declinando il tema della partecipazione (argomento di ampio spettro)  all’attuale fase istituzionale, è senza dubbio fondamentale porre l’accento su due strumenti: le sedute del consiglio comunale e quelle delle commissioni consiliari.

Esse, come da regolamento, devono essere pubbliche, oltre a rappresentare snodi fondamentali per  le decisioni che interessano i cittadini e la comunità.

Ci sono momenti in cui è chiaro ed ovvio che la politica si debba confrontare nelle stanze del potere, ma ci sono occasioni in cui per la tipologia dei temi, il coinvolgimento della città e delle forze sociali deve essere massimo. Soprattutto durante il consiglio e le commissioni dove si affrontano diverse questioni interessanti per i cittadini, dai temi d’emergenza (come la sicurezza, la salute, la pandemia), a quelli strutturali (bilancio, infrastrutture, personale), a questioni più piccole e quotidiane (come il traffico, le strade, le strutture, gli uffici, ecc).

Sappiamo che già da anni enti comunali, metropolitani e regionali hanno investito molto in tal senso, adottando le trasmissioni in diretta sulla rete internet,  attraverso siti e social ufficiali.

Basti fare una ricerca sul web per capire come sia cresciuto il numero di piattaforme che offrono questo strumento, ormai ampiamente usato a prezzi accessibili da piccoli comuni, anche limitrofi o confinati ad Arzano.

Il tema dello streaming è stato oggetto di analisi politica, propaganda elettorale e prassi istituzionale nell’ultimo decennio. Dalle pagine del Corriere della sera, Marco Imarisio qualche anno fa scrisse: “ma ti ricordi quando c’era lo streaming? Che bei tempi. L’onestà era quasi arrivata al potere, il Parlamento si apprestava a essere aperto come una scatoletta di tonno. E naturalmente lo strumento per mostrare le nefandezze del potere, della stramaledetta casta, era quello. Tutto in diretta, tutto in chiaro, fate girare, la gente deve sapere.”

Alla favoletta della scatoletta di tonno molti non hanno mai creduto, ma lo streaming resta uno strumento utilissimo, se non altro perché “la gente deve sapere”, la gente deve poter partecipare.

Sarebbe fortemente auspicabile che la decisione di adottare le dirette web dei consigli e delle commissioni  arzanesi venisse presa nel giro di poco tempo. Per sfruttare l’effetto curiosità di questa fase di ritorno alla democrazia, perché i cittadini di Arzano si sentano coinvolti da subito in una nuova fase e, come direbbe qualcuno, “per non dove andare sempre a Fratta”. Pertanto non ci si può esimere da un accorato appello all’assessorato deputato all’informatizzazione dell’ente, affinché analizzi la questione e la appunti tra le priorità della sua agenda.

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