Diario / 26

(di Giovanni Bevilacqua)

4 aprile 2020. Ventiseiesimo giorno. Più libri più liberi: si chiama così la fiera dei piccoli e medi editori che si tiene a Roma all’inizio di dicembre. Titolo illuminato: lo penso come un articolo della Costituzione. La libertà e l’istruzione non ci rendono felici. La felicità di ognuno è legata al grado d’istruzione (di lettura) perché è attraverso di essa (e solo in questo modo) possiamo capire se siamo felici. Chiusi in casa. Il limite della soglia che ci divide con quello che sta fuori può essere superato facilmente con l’apertura di un libro. Ogni libro contiene un pezzo di mondo. Girando le pagine si trova il percorso ideale per raggiungere mete inaspettate. Ogni volta che si legge un libro si ha la sensazione di essere cambiati. Ci rende capaci di scegliere l’attrezzo giusto confuso tra altri nella cassetta. Mettiamo dentro le parole giuste che ci serviranno per esprimere i nostri sentimenti. La precisione del linguaggio è segno di chiare idee. Quando ci si esprime con parole chiare e precise si può conquistare il mondo. I nostri potenti hanno deciso di tenere chiuse le librerie. Hanno chiuso quelle cassette degli attrezzi dalle quali è possibile tirare fuori le idee che ci permettono di conquistare il mondo. Gianrico Carofiglio, scrittore famoso, in una intervista al telegiornale ha detto che «le librerie sono presidi di anime e di cuori», e con tutte le cautele possibili forse sarebbe opportuno tenerle aperte. I libri ci rendono liberi.

A domani

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