Tutti si lamentano del cattivo odore, del fumo acre che investe case e persone, delle malattie che causano, ma nessuno muove concretamente un dito

Parlare sempre di politica e dimenticare le tante altre emergenze da affrontare, per tentare di riportare sul territorio i segni di un minimo di civiltà, non avrebbe proprio più senso. Alla luce delle ulteriori vicende delle ultime settimane, un tema più degli altri dovrebbe sicuramente indurci a riflettere tanto: l’inquinamento ambientale. Accanto, ma in futuro, mettiamoci poi pure la sicurezza sociale, la disoccupazione, il disagio giovanile, i problemi della terza età, la viabilità, la corruzione e quant’altro ma oggi ad Arzano, come nell’intero circondario a nord di Napoli, i problemi legati al deterioramento ambientale non possono assolutamente passare in secondo piano. Anzi, i roghi tossici, quelli maggiormente indiziati di produrre sostanze nocive che sono la causa principale di malattie tumorali che spesso conducono alla morte, sono sempre più all’ordine del giorno nel cosiddetto territorio della Terra dei fuochi. Tutti si lamentano del cattivo odore, del fumo acre che investe case e persone, delle malattie che causano, ma nessuno muove concretamente un dito, o almeno sono talmente pochi e insignificanti quelli che lo fanno, che i risultati sono negativi sotto ogni aspetto. La diossina e le altre mille sostanze cancerogene che si sprigionano nell’aria dall’incendio sistematico dei rifiuti eppure fanno sì che siamo tutti potenzialmente esposti a contrarre malattie tumorali. Siamo di fatto dei morti viventi, ma ce lo ricordiamo, almeno la stragrande maggioranza, purtroppo solo quando siamo alle prese direttamente con lutti e disgrazie varie. Eppure dovrebbe essere il pensiero fisso di ciascuno. Della casalinga che non smaltisce adeguatamente l’olio della frittura, del commerciante che non differenzia con attenzione gli imballaggi, dello studente che si libera della lattina in alluminio depositandola nell’indifferenziato, di chi non inserisce le pile usate e i farmaci scaduti negli appositi contenitori, degli scapestrati individui che abbandonano sacchetti un po’ dovunque, sui marciapiedi del centro cittadino, agli svincoli e lungo gli assi a scorrimento veloce, ai bordi di qualche terreno incolto di periferia e dovunque altro capita pur di liberarsi di quell’ingombrante busta che rappresenta un attentato alla salute della comunità e un enorme fardello sulla coscienza di chi commette tale ignobile gesto. Le istituzioni sicuramente hanno le loro brave responsabilità, perché non raccolgono con puntualità, non installano contenitori per il riciclaggio di farmaci e pile, non posizionano cestini per la raccolta delle lattine di bibite. Tutto vero, ma peggio di tutto è che manca una adeguata coscienza civica nella stragrande maggioranza dei cittadini che continuano a non differenziare o a non farlo in maniera attenta e adeguata. Perché chi lancia il sacchetto dall’auto è uno di noi, chi incendia i rifiuti è uno del popolo, chi deposita la busta in strada è uno del posto: insomma, cercare sempre un capro espiatorio nella politica per giustificare le nostre responsabilità è ancora più ignobile del gesto scellerato messo in atto. L’insorgenza di malattie tumorali è in ascesa, i tumori del pancreas, ad esempio, sono addirittura raddoppiati negli ultimi anni e le previsioni degli esperti indicano che sarà la seconda causa di morte per tumore nel prossimo futuro. Tutti noi siamo a rischio, tutti siamo dei morti viventi se non cambiamo abitudini e cultura. Sicuramente in questa pagina ritorneremo a parlare anche di politica e dei politicanti nostrani, ma prima è importante contribuire a ritrovare coscienza e dignità da mettere al servizio della difesa ambientale. Perché questo al momento è il fondamento della vita. E senza la vita non c’è politica, non c’è lavoro, non c’è sicurezza. Senza la vita, non c’è nulla.

La redazione

Foto da Internet

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