Diario / 42

(di Giovanni Bevilacqua)

20 aprile 2020. Quarantaduesimo giorno. Kennedy, sfortunato presidente degli Stati Uniti assassinato nel 1963, in un discorso rimasto famoso, disse: «Abbiamo deciso di andare sulla Luna non perché sia facile ma perché è difficile». DIFFICILE. Sicuramente è difficile il compito di quanti assistono, a vario titolo, i malati. Difficile, anzi difficilissimo, il compito dei ricercatori che stanno cercando il rimedio a questo maledetto virus. Difficile per noi capire
se il primato debba andare alla scienza (che sentiamo necessaria); o alla politica che sembra galleggiare sul da farsi (oltre a non smettere di litigare per avere visibilità); o all’economia, che ci ammonisce continuamente sui danni della chiusura che ci vengono dal forzato fermo produttivo.
È tutto nuovo, non abbiamo esempi a cui fare riferimento per muoverci meglio. Sempre ammesso che il passato possa servire oggi. Una cosa, credo, sia chiara a tutti: la complessità della gestione umana e sociale dei tempi moderni. L’altra parola difficile è, appunto, complessità. Perciò oltre a medici e biologi, per capire quello che sta accadendo, sono stati chiamati fisici, matematici, esperti gestionali della complessità, esperti di computer, ecc.
Il compito, come sempre dico, è non farci sopraffare: la fragilità che sentiamo non ci faccia dimenticare che siamo tutti preziosi, nessun egoismo, altrimenti perdiamo la visione del futuro che appartiene a tutti, insieme.

A domani

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