Diario / 39

(di Giovanni Bevilacqua)

17 aprile 2020. Trentanovesimo giorno. «Immaginare un linguaggio significa, sempre, immaginare una forma di vita. Scrivere è, sempre, un’esplorazione allo stesso tempo di sé e del mondo, un viaggio di scoperta, una ricerca di senso, il gesto politico e rivoluzionario di chiamare le cose con il proprio nome. Scrivere è essere qui.» (Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole, Milano 2010, p.124).
La terribile epidemia, che ci avvolge e perseguita, ha portato via Luis Sepúlveda, scrittore cileno famoso nel mondo. Mi sono venute subito in mente le parole di Carofiglio sopra riportate. Mi sembrano le più adatte a descrivere un autore impegnato come Sepùlveda. È fin troppo modesta la mia cultura per fare critica letteraria. La commozione mi ha preso, e
sento di dover dedicare ad un grande un misero pensiero. Il mondo ha perso un sognatore, un autore che faceva sognare i bambini, e non solo. Chi, come lui, sapeva scrivere così bene e così bene favole per bambini merita tutto il nostro cordoglio. Quando si è capaci di far sognare i piccoli (e non solo loro) si è grandi. Quelli che vivono scrivendo sanno bene che le parole possono proteggere, non solo l’autore ma anche i lettori.
La sua scrittura ce lo renderà presente per sempre. Tutte le volte che verremo a contatto le sue parole sapremo che è qui.
Non ci lasciamo trascinare via (mentalmente intendo) da questo maledetto virus: facciamo sempre prevalere il nostro umanesimo.
A domani

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