Diario / 12

(di Giovanni Bevilacqua)

21 marzo 2020. Dodicesimo giorno. Primo giorno di primavera. Giorno dell’equinozio (in verità quello vero, quello astronomico, è stato ieri e questo a causa dell’anno bisestile). Un giorno importantissimo da sempre. Questi nodi astronomici erano ben conosciuti dagli antichi. Una infinità di credenze e magismi sono legati agli equinozi e ai solstizi. A questo di primavera era, in genere, legato l’inizio dell’anno. Anche nella Roma arcaica: marzo era il primo mese e deve il suo nome al dio Marte, il dio della guerra. Ancora molti calendari moderni fanno cadere l’inizio dell’anno in questi giorni. In questo giorno cadeva, e cade, la Pasqua ebraica (vicina a quella cristiana); gli ebrei come una moltitudine di altri popoli, ancora oggi, hanno un calendario lunare e non solare. L’etimo aiuta a capire bene il senso: pasqua=passaggio. Fu Giulio Cesare a cambiare il calendario, lo uccisero sulle scale del senato. Una delle motivazioni più probabili di questo assassinio (vi prese parte anche il figlio), è quella che l’ammazzamento era necessario per chi si era autoeletto padrone del tempo. Sarà per questo che ci sentiamo prigionieri, non disponiamo più del tempo, o, per meglio dire, non ne possiamo più disporre. Il Potere propone, anzi dispone, come e dove passare il nostro tempo. Proviamo a far crescere fiori sul balcone, questa è la stagione adatta. La crescita delle piante e la loro fioritura, potrebbero dare un senso a giorni che sembrano essere pieni di monotonia. Poi, l’aria, per tanti motivi, è molto pulita, potrebbe accaderci di sentire anche il profumo dei nostri fiori.

A domani

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