Diario

(di Giovanni Bevilacqua)

29 aprile 2020. Cinquantunesimo giorno. La vita trova sempre la sua strada. Stiamo riflettendo sull’attesa. Ci mancano una infinità di cose. Ma, come al solito, dobbiamo percorrere il sentiero delle possibilità che la vita è sempre capace di offrire. Il bello dell’avvenire è dentro meandri sconosciuti. Nonostante i cantori di sventura – che esisterebbero anche se non ci fosse alcuna emergenza -, ci riprenderemo la vita in tutta la sua bellezza: Stenthal diceva: «La vita è una promessa di felicità».

Per esperienza sappiamo che l’uomo è capace di cose che nessuno può prevedere, troppo articolato il pensiero, infinite le vie d’uscita che riesce a trovare, specialmente nei momenti topici come questo. Nessun algoritmo matematico – di cui oggi tanto si fa abuso – è paragonabile alle capacità del pensiero umano.

I raccontatori di sventura parlano del pericolo dell’economia ferma e che potrebbe non ripartire. Continui conti economici, meramente economici. Sapete, gli artisti, che tanto ammiriamo attraverso le loro opere, per poter produrre la loro arte avevano bisogno del denaro dei magnati, dei papi, dei banchieri. Quello che ammiriamo oggi sono le opere artistiche, magnificando i loro autori, di quelli che hanno messo denaro per realizzarle non sappiamo più niente. La vita per sua natura promette cose che non conosciamo ancora, saremo capaci di essere ancora felici.

A domani

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