(di Giovanni Bevilacqua) Quelli che ci aspettano saranno “giorni di ordinaria solitudine”.

Si era aperto il cuore. Sembrava che il peggio fosse già alle nostre spalle. Oggi scopriamo che tutto quanto avevamo immaginato, solo pochi giorni fa, era un mero esercizio mentale. Essere in compagnia di tutto il mondo, non ci solleva dallo scoramento che ci sta prendendo. Era solo qualche giorno fa che auguravo ai nostri bambini, e a tutti gli operatori scolastici, un buon anno. Solo qualche giorno. Solo qualche giorno perché tutto cambiasse e ritornassimo nel chiuso delle nostre case. Abbiamo vissuto, per qualche mese, nell’illusione, nella SPERANZA, che il peggio fosse dietro le nostre spalle.

Siamo assaliti dalla paura di essere il prossimo. Il prossimo, infatti, è sempre più vicino a noi. Troppi quelli che conosciamo finiscono nel vortice dei questa maledetta epidemia. Intorno a noi, troppo vicino a noi. Ogni giorno che passa sembriamo essere più deboli, più fragili. Un mondo così progredito, un mondo così fragile. Un mondo capace di obbligarci alla segregazione per così tanto tempo.

L’avevamo pensato più sicuro, con maggiori certezze, questo mondo. Questo maledetto virus ci costringe a ridimensionare, e non poco, la fiducia nella scienza che avevamo dentro. Sono anche giorni di ordinaria confusione amministrativa. Per tutto vale l’avvertimento che più volte ho sottolineato: evitiamo di restare impigliati nel vortice delle chiacchiere continue. Come per ogni cosa di questo mondo che inizia, ci sarà anche una fine, magari verrà più tardi di quando avevamo pensato, ma finirà, di questo vi è certezza. Fiducia e speranza siano sempre i sentieri che i nostri piedi percorrono.

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