Diario

(di Giovanni Bevilacqua)

28 aprile 2020. Cinquantesimo giorno. Prudenza. Stamani il Papa, in Santa Marta, ha detto: «Preghiamo il Signore perché dia al suo popolo e a tutti la grazia e la prudenza alle disposizioni perché la pandemia non torni». Ieri parlavo dell’“assalto alla diligenza”, intendendo che ogni categoria adduceva le sue ragioni perché le fosse consentito di riaprire l’attività, perché fosse messa in condizioni di riprendere il lavoro e rimettere in moto l’economia. Parlavo del rincorrere la diligenza come se questa fosse piena di monete d’oro, mentre nasconde ben altro. Dicevo che la vita viene prima di ogni cosa.

Persino i chierici si erano affrettati a chiedere di riprendere le funzioni in chiesa. Alti o bassi prelati hanno subito invaso l’etere dei loro ragionamenti perché al popolo di Dio non mancassero celebrazioni e quant’altro. Il Papa, nella predica di stamani, ha sottolineato del pericolo del “chiacchiericcio”, definendolo “piccolo linciaggio quotidiano”.

“Prudenza”: il Treccani la definisce come «L’atteggiamento cauto ed equilibrato di chi, intuendo la presenza di un pericolo o prevedendo le conseguenze dei suoi atti, si comporta in modo da non correre inutili rischi e da evitare a sé e ad altri qualsiasi possibile danno.» Eleganza e certezza del linguaggio, sarà per questo che il Papa trova nemici ovunque. Quanta efficacia nelle giuste parole, grazie a chi le sa pronunciare nel momento giusto.

A domani

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