(Giovanni Bevilacqua) Di carta. I libri sono fatti di carta. Ogni foglio è leggero, ma a volte molti fogli insieme possono comporre un testo di un certo peso. Anche se il “peso” di ogni libro non ci è dato dalla bilancia.

Di carta, materia naturale. Ogni pagina reca, stampate, parole. Parole che non sono mai “neutre”. Per quanto possano sembrare leggere, ogni parola “è una pietra”.

Di carta, ma cariche di forza. Una forza a volte silenziosa, a volte urlante, sempre potente. Il lettore è un viaggiatore. Il lettore è un ricercatore. Il lettore rende giustizia a chi ha riempito i fogli del libro. Fogli che, prima del desiderio dello scrivente di comunicare il proprio pensiero, erano bianchi, erano vuoti. Pauroso il “vuoto”, è il “non esistere”. Aprire un libro è aprire la porta di casa e far entrare il mondo che è fuori. Ogni pagina è un passo verso la libertà e la bellezza.

L’immagine di quei libri lasciati accanto ai cassonetti della spazzatura mi ha freddato. Abbandonare libri è come abbandonare se stessi. Il pensiero che quei libri non potranno più mettere in comune le conoscenze in essi contenuti, mi ha stretto il cuore. Ho un amico che ha letto e legge più me, quando ragioniamo sul destino che aspetta i nostri volumi senza di noi, dice che finiranno tutti al rogo. Vedendo quei libri così mi sono detto che forse il fuoco sia un finale migliore dell’abbandono. Ma non è vero, i libri, come gli esseri umani, non vanno abbandonati o arsi.

Ogni libro contiene il mondo, ogni libro contiene me.

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