Diario / 38

(di Giovanni Bevilacqua)

16 aprile 2020. Trentottesimo giorno. «Sperare sempre è indizio di gran carattere», sono parole di Plinio il Vecchio. Mi piacciono, confortano anche me.
Stamani leggevo che le api sono tornate. Molte si erano già rifugiate nelle città, dove erano al riparo dai diserbanti e altri agenti chimici. Sembra che le api cittadine producano anche un miele particolare e ricercato. Sono tornate a riempire le arnie delle campagne che erano vuote da anni. Non è l’unico segno positivo di questo carceramento forzato nel quale stiamo vivendo. Godiamo di un silenzio incredibile, a molti sconosciuto. L’aria è
pulita e frizzante come non avevamo provato mai alle nostre latitudini. Il mare torna pulito, trasparente e pieno di pesci. Esperienze, per i più, quantomeno originali, se non uniche.
Non volute, inaspettate e per questo ancor più belle. Non tutte, purtroppo godibili in modo diretto.
Ci resta solo di ritrovare il bello del nostro nido e sperimentare, quando ancora non l’avessimo già fatto, l’affetto di chi con noi sta condividendo lo spazio che è da sempre il più amato, il rifugio sicuro dove – ora più che mai – oggi coltiviamo tutta la nostra vita. Ho già invitato a guardare bene intorno lo spazio della casa che abitiamo. Ogni casa è un luogo, anche adesso, in continua trasformazione, perché sono in trasformazione continua coloro che le occupano.
Cambiano le cose della casa perché cambia soprattutto il nostro modo di guardarle.
Cambiano le cose della casa perché le usiamo in modo diverso da come facevamo prima.
Con le cose della casa che cambiano, cambiamo anche noi. Ogni cosa è per noi quello che la nostra intelligenza assegna loro. Come le api, “spero che ognuno sappia cogliere l’occasione”.

A domani

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