Diario – 19

28 marzo 2020. Diciannovesimo giorno. Il chiaro e lo scuro. In piedi e seduto. All’aperto e al chiuso. Comunque due potenti. Comunque due maschi. Ieri lo spazio della televisione è stato occupato, nel pomeriggio, da due figure, fondamentalmente sole. Entrambe con lo sguardo verso l’obiettivo che avevano davanti, e facendo in modo che fossimo da loro “fissati” (o ci sentissimo tali: sta parlando proprio a me) hanno provato a modo loro di rassicurarci.

Due poteri che, per significare di loro, hanno bisogno di mostrarsi con abiti di diverso colore, percerti versi opposti. Il Papa vestito di bianco: il candore della veste per dire della trasformazione e del cambiamento. Il presidente della Repubblica in scuro, perché fa eleganza: dà certezza, a chi lo vede, di ciò che è. Il diverso “potere” è stato espresso anche dalle mani. Ferme e unite in grembo quelle del presidente. Quelle del papa erano mani “parlanti”, si muovevano per dare senso alla ritualità del momento, per dare speranza, mani stringenti, alla fine del rito, l’Ostensorio: non ha dovuto aggiungere parole per benedire la città (urbi) e il mondo (orbi). Anche i credenti hanno usato le mani per farsi il segno della croce. È con le mani che i malati sono curati. Stringeremo forte le mani di tutti quando tutto finirà.

A domani

(Le foto possono essere di repertorio, non hanno nessuna attinenza con l’articolo)

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