Dopo i servizi sulle varie televisioni italiane, che hanno raccontato molto spesso, una realtà distorta sulla protesta dei commercianti arzanesi, un cittadino scrive alla Rai. Di seguito la missiva inviata alla televisione di stato.
“Sono con la presente, quale privato cittadino italiano, e soprattutto cittadino Arzanese, a chiederVi di correggere e migliorare i vostri servizi, soprattutto quelli messi in onda verso le 13.00 su Rai1 e Rai2, in quanto il giornalista intervenuto probabilmente ha dimenticato di leggere l’ordinanza di allegato, ovvero la n.36 del 14/10/2020 della Commissione Straordinaria di Arzano, la quale ordina tra le varie, e cito testualmente:” 2. la chiusura di tutte attività commerciali- comprese le attività di ristorazione, bar- ad esclusione dei negozi di generi alimentari, delle farmacie, dei fornai, di distributori dei carburanti, dei negozi di ottica, dei rivenditori di mangimi per animali ;”
La protesta degli esercenti arzanesi nasce in un contesto in cui i singoli cittadini, previo il rispetto delle disposizioni normative nazionali, possono tranquillamente muoversi da e verso il Comune di Arzano, dunque vi è la possibilità di portare il contagio senza problemi da e verso altri Comuni limitrofi, non soggetti ad alcuna limitazione sebbene la situazione sanitaria sia altrettanto se non più grave;L’assenza più totale di controlli non ha per niente inficiato la coscienziosità di quasi tutti i commercianti Arzanesi, i quali in una condizione di abbandono dalle istituzioni (più impegnate a riscaldare le sedie che a ridurre effettivamente il contagio) hanno in buona misura adottato le precauzioni necessarie richieste dal governo nazionale;La crisi reale e percepita da molti si traduce semplicemente in terreno fertile per le mafie che, senza problemi, potranno avere maggiore controllo su un territorio già martoriato;Infine (e soprattutto), si è deliberatamente scelto di penalizzare l’attività commerciale locale, già  ridotta all’osso dalla totale assenza di una gestione comunale da decenni a questa parte, senza poi badare troppo a quelli che potrebbero facilmente diventare nuovi focolai, come le attività produttive, in cui vi è la normale promiscuità dovuta all’attività lavorativa, o altre attività “indispensabili” dove vi è un’estrema facilità che si possano creare assembramenti (e cito quale esempio la classica “fila alla posta”, oggi più che mai indisciplinata, altro che protesta sulla Rotonda di Arzano).
Tanto Vi si doveva.
Cordiali Saluti

Dario Riccio

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