(Giovanni Bevilacqua) Ieri, il Papa, ha chiesto che il 14 maggio sia una giornata dedicata al digiuno, alla preghiera e per fare opere di carità. Una giornata incredibile, e bellissima. Una giornata che può mettere alla prova tutta la nostra umanità.

La preghiera e il digiuno sono scelte personali e indicative del sentimento religioso di ognuno, atteggiamenti intimi. La carità è invece un sentimento collettivo, comunitario, perché è rivolto al di fuori di ognuno. Paolo lo definisce il più grande “sentimento” cristiano. Ma è soprattutto un sentimento comunitario, non settario o ideologico. Quando ci sentiamo comunità generiamo la carità. Partecipare della vita di ognuno è il sentimento principe di ogni vivente. Ognuno si deve sentire partecipe della vita dell’altro, non solo chi crede in Cristo. I credenti in Cristo, poi, dovrebbero avere una maggiore sensibilità.

Il Papa ci chiama per fare “opere di carità”. Inutile dire che la povertà è aumentata; altri vi finiranno, se le condizioni di vita, nelle quali siamo attualmente immersi, non cambieranno presto. Siamo tutti chiamati, cristiani e non, a essere dalla parte dei poveri, quella parte è quella giusta: la parte di ogni uomo. Siamo uomini quando sentiamo tali tutti quelli che con noi condividono l’aria, il cielo, i sogni.

Una grande risposta, verso i poveri, potrebbe essere quella di organizzare collettivamente, in modo comunitario, una forma di aiuto verso tutte le persone in povertà. Bello sarebbe se le parrocchie di Arzano si coalizzassero, ed insieme, collaborando alla pari, potessero, per quella giornata, portare un aiuto concreto a tutti quelli che soffrono e aspettano in silenzio il nostro aiuto. Ci stanno chiamando a mandare aiuti ai lontani: cogliamo l’occasione per portare un aiuto anche ai vicini. Ai prossimi di casa, quelli che ostinatamente non vediamo. Facciamo del 14 maggio la giornata di aiuto verso tutti i poveri arzanesi.

Nella foto il Comitato Superiore sulla Fratellanza Umana

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