(Giovanni Bevilacqua) Lasciamo che se ne occupino gli altri. Tocca ad altri occuparsi del problema. Cosa fanno gli altri. Chi dovrebbe intervenire…

Si potrebbe continuare all’infinito. Si potrebbe scrivere un poderoso volume intorno a questo modo d’essere. È proprio un modo d’essere. Un abito tanto naturale che nemmeno ci accorgiamo di possedere. Ragioniamo (si fa per dire) e giriamo continuamente intorno ai fatti, anzi i fatti non esistono diventano altro, perché il problema è sempre un altro. Ripetiamo gli eterni luoghi comuni, non solo verbali ma anche gestuali. Alieni e fuori dal mondo sono coloro che cercano di portare il fuoco della nostra vista dove bisognerebbe che si concentrasse, forte, il nostro interesse, dove scorre il senso dell’essere, dove è chiesta la presenza di ogni uomo. La presenza, la presa di coscienza, partecipare non lasciar correre.

Siamo chiamati a fare ognuno la propria parte. La vita di ogni uomo ha lo stesso valore della mia.

Il tempo di ognuno diventa prezioso quando è speso stendendo la mano verso chi è caduto, nell’aiuto si raddoppieranno le forze per affrontare il futuro. La corruzione alligna nell’individualismo e nella convinzione che nessuna collaborazione tra gli uomini sia possibile.

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