(di Giovanni Bevilacqua) Un’altra panchina, un’altra persona, stesso problema. Quella che dorme da giorni su una panchina, in Piazza Cimmino (con affaccio piscina), è una donna. È giovane e sembra in salute. L’ho scoperta su quella panca una mattina presto.

Ieri, sempre molto presto (erano le 6,30), l’ho trovata alzata, mi sono avvicinato e provato a parlarle. È una giovane donna di colore, le ho chiesto se parlasse italiano, mi ha risposto con un semplice movimento della testa per me incomprensibile. Le ho anche chiesto se stesse bene e se avesse bisogno di qualcosa. Non ho ricevuto risposta, ho visto solo movimenti del capo ma non ho saputo interpretarli. Il primo sentimento è stato quello dei limiti di ognuno di noi. Limiti del linguaggio verbale, ma anche, come in questo caso, del linguaggio gestuale. Forse quella donna, a suo modo, mi ha risposto ma io non ho saputo interpretare quanto espresso dai suoi gesti: per sapere che è in difficoltà non c’è bisogno di alcun interprete linguistico o gestuale. Quando sono andato via si è rimessa sdraiata ricoprendosi il volto.

Mi dicono che è così per tutto il giorno. Quanti giorni ancora devono passare perché la società che le ruota attorno si accorga di lei? Attendere può solo far aumentare il disagio di quella persona. La comunità guarda con sempre maggiore “fastidio” quella presenza, perché pensa (come sempre) che il problema riguardi altri. Invece, credo, che proprio ponendo lo sguardo sul problema e cercare soluzioni, andare incontro all’altro, porgere la mano, che si mostra la nostra umanità.

Parlavo dei limiti che abbiamo tutti circa il linguaggio verbale e del linguaggio gestuale, ma siamo così tanto limitati (tutti noi, nessuno escluso) da non cogliere il messaggio che viene da chi, come quella donna, decide di esporsi in modo così plateale. Ciechi, sordi, muti, senza mani e senza piedi. Devono essere così quelli che passandole accanto girano lo sguardo dall’altra parte.

Quell’esporsi è un sordo grido d’aiuto. È l’unico modo indiscreto e potente per mostrare le difficoltà pratiche e psicologiche che quella persona sta vivendo.

Uomini, siamo tali, quando siamo capaci di andare incontro agli altri uomini.

Condividi