RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO —————————–

Avv. Antonio Parisi————————-

Per amore di verità e dovere di trasparenza, a fronte di una ricostruzione apertamente falsa e smentita dalle evidenze processuali ormai divenute cosa giudicata, in relazione all’immobile di proprietà della società NELS prima destinato ad accogliere un’attività di bar/ristorazione, si precisa che la VI sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 3467 del 13.7.2017, ha definitivamente annullato, in riforma della sentenza del TAR Campania, il provvedimento con cui il Comune di Arzano aveva annullato in autotutela le segnalazioni certificate di inizio attività con cui era stato disposto il mutamento di destinazione d’uso dell’immobile all’esercizio di attività commerciale (bar).

In particolare, il Giudice di appello ha ritenuto illegittimo l’operato del Comune per aver annullato il titolo abilitativo ben oltre il “termine ragionevole” previsto dalla vigente normativa (addirittura dopo 6 anni), escludendo in maniera chiara ed inequivocabile ogni ipotesi di falsa rappresentazione da parte della Società e del suo tecnico dal momento che gli atti a corredo della SCIA espressamente contemplavano il mutamento di destinazione d’uso dei locali.

Il Consiglio di Stato, peraltro, censurando l’irragionevolezza e la tardività del provvedimento comunale, ha precisato come nemmeno l’Ente, in sede di annullamento, avesse motivato in termini adeguati e congrui circa le ragioni di pubblico interesse tali da giustificare, a distanza di così tanto tempo, la rimozione dei titoli e l’inibizione dell’attività commerciale esercitata.  

Con la definizione del procedimento penale che aveva dato luogo al sequestro dell’immobile, all’esito del quale si è pervenuti ad un’assoluzione nel merito per gran parte dei capi di imputazione, perciò, la proprietà NELS è attualmente regolare e legittima sotto il profilo urbanistico-edilizio, in quanto assistita da titoli abilitativi validi ed efficaci che il Comune, come certificato dal Consiglio di Stato, non poteva annullare. 

Quanto sopra è verificabile alla luce di una serena lettura di una sentenza resa “in nome del Popolo italiano” e sulla scorta dell’applicazione di norme di diritto da parte del Massimo Organo della Giustizia Amministrativa e nella pienezza del contraddittorio con il Comune: tutto il resto è mistificazione, bieco giustizialismo, propaganda e l’esatto opposto di una corretta e libera informazione. Non c’è, pertanto, nessuna “marchetta” ma il legittimo diritto di un imprenditore a svolgere la propria attività nel rispetto della legge, leso dal Comune che, per quanto riguarda l’attigua palazzina, abusivamente per anni ha occupato l’immobile nonostante una sentenza che sanciva l’illegittimità dell’acquisizione al patrimonio.

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